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Ancora il Monviso,
montagna come la disegnano i bambini, piramide aguzza, Re di Pietra. Dalle sue pendici
origina il Guil che attraversa il Queyras, quadrilatero fra il Brianzonese,
il Piemonte e la Provenza alpina, un paese di solitudini tibetane
con villaggi ricchi di meridiane, fontane, affreschi e leoni scolpiti.
Su entrambi i versanti boschi di pino cembro
favoriscono l’artigianato del legno scolpito con i motivi delle culture
primitive.
Stambecchi, camosci, lupi, aquile, gipeti si spostano nei deserti e nei cieli a cavallo
delle montagne. Scavalcano i crinali passando dal Parco francese del Mercantour al vicino Parco
italiano delle Marittime, al Parco del Pesio e del
Tanaro. Quest’ultimo, anni fa, fu il primo territorio alpino ad
accogliere il ritorno del lupo.
In queste terre di
mare e montagna cresce una flora unica e rara: essenze dell’Artide vicino ad
altre mediterranee: la lavanda con il larice, l’abete con l’ulivo. Il sottosuolo fa
scaturire acque termali mentre nel ventre calcareo si nascondono grotte, concrezioni, laghi, cascate e resti dell’orso delle
caverne (Ursus Spelaeus) vissuto trentamila anni
fa.
A Ceva una leggenda
racconta di Aleramo e di Alasia,
figlia dell’imperatore Ottone I, che per amore vissero nella spelonca di Ardena. Una caratteristica delle borgate fra Robilante e Vernante in val Vermenagna sono i tetti in
paglia di segale. Tetti in paglia si scoprono anche nei villaggi sopra Vinadio in valle Stura e nelle frazioni del Monregalese fino alle due Frabose
e a Carnino nelle Alpi liguri occitane. Quanto dura
un tetto di paglia di segale? Trenta… quarant’anni,
dicono gli esperti. Poi, quando si deve rifare, si sostituisce la paglia del
tetto poco per volta, perché la segale coltivata in un anno da sola non
basta. La paglia deve essere buona, sana, gli steli diritti e non rosicchiati
dai topi.
La valle Stura è patria di Stefania Belmondo, campionessa di sci da fondo tra le più grandi…
Clapier, Ténibres,
Gelas, Matto, Argentera,
sono i “tremila” delle Marittime che fanno da sfondo a
un paesaggio fra i più ricchi delle Alpi per la vicinanza del mare. A fine
dell’Ottocento, l’alpinista nizzardo Victor de Cessole cominciò a esplorarle
con al fianco le guide locali. Andrea Ghigo, soprannominato lo lop (il lupo) per gagliardia
e passo instancabile, lo accompagnò sul Corno Stella assieme a Jean Plent, contadino di Saint Martin Vésubie paese sul
versante francese delle Marittime. Giunti sulla cima dissero che avevano
preso “la montagna per le corna”…
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